Ex OpenAI lanciano Zero Shot: fondo VC da 100 milioni per startup AI B2B

Ex OpenAI lanciano Zero Shot: fondo VC da 100 milioni per startup AI B2B
Un team di veterani di OpenAI ha fondato Zero Shot, un fondo di venture capital con obiettivo di raccolta da 100 milioni di dollari. La missione è precisa: finanziare startup AI che generano ROI misurabile per le imprese, senza inseguire l'hype tecnologico fine a se stesso.
Zero Shot è un fondo VC da 100 milioni di dollari creato da ex dipendenti OpenAI per finanziare startup AI focalizzate su automazione dei processi aziendali e robotica industriale, con un criterio di selezione basato su impatto economico concreto e percorso chiaro verso la profittabilità.Questa non è solo una notizia finanziaria. È un segnale di mercato: il "denaro intelligente" si sposta dall'AI speculativa all'AI applicata. Per le PMI italiane nei settori manifatturiero e dei servizi B2B, ignorarlo è un rischio competitivo.
La tesi di investimento di Zero Shot
Il nome "Zero Shot" è un termine tecnico del machine learning: indica la capacità di un modello di eseguire un compito senza esempi specifici di addestramento. La filosofia del fondo rispecchia questa definizione — i fondatori ritengono di avere una comprensione della tecnologia abbastanza profonda da prevedere le applicazioni vincenti prima che diventino ovvie al mercato.
C'è una vera abilità nel sapere come prevedere dove andranno questi modelli, perché non è per niente ovvio. Non è lineare.
Avendo costruito dall'interno prodotti come GPT-4 e DALL·E, il team di Zero Shot ritiene di avere un vantaggio strutturale nell'identificare quali idee sono pronte per il mercato e quali restano confinate nei laboratori di ricerca.
Chi c'è dietro il fondo
Il team fondatore combina competenze tecniche d'élite con esperienza di investimento e distribuzione commerciale.
Evan Morikawa
Ex Head of Applied Engineering di OpenAI. Ha guidato i team che hanno trasformato la ricerca in prodotti come ChatGPT e DALL·E.
Andrew Mayne
Primo Prompt Engineer di OpenAI e conduttore dell'OpenAI Podcast. Esperto nel design dell'interazione uomo-modello.
Shawn Jain
Ex ricercatore OpenAI e fondatore di Synthefy. Porta competenza nella ricerca fondamentale e nel trasferimento tecnologico.
A loro si affiancano Kelly Kovacs, ex partner del fondo 01A, e Brett Rounsaville, con background in Twitter e Disney. Il mix garantisce copertura a 360 gradi: dalla ricerca AI alla go-to-market strategy.
Cosa finanziano — e cosa evitano
La strategia di Zero Shot è selettiva per design. Investono dove l'AI genera impatto economico tangibile per le imprese.
- Automazione intelligente dei processi aziendali (BPA)
- Robotica industriale potenziata da modelli AI
- Applicazioni Enterprise con percorso chiaro verso il ROI
- Strumenti che aumentano la produttività di team tecnici e non tecnici
Allo stesso tempo, evitano attivamente tre categorie che considerano sovra-finanziate o premature:
- "Vibe coding": generazione di codice complesso da descrizioni vaghe — ritengono che la qualità del codice prodotto non sia ancora affidabile per ambienti di produzione.
- Dati video per robotica embodied: il divario tra simulazione e mondo fisico reale è ancora troppo ampio per giustificare investimenti su larga scala.
- Digital Twins: spesso troppo costosi e complessi rispetto al valore che generano nel breve-medio termine.
Questa selezione rigorosa è il loro differenziatore: non inseguono la tecnologia più "cool", ma quella più utile.
I primi investimenti tracciano la rotta
Le prime scommesse di Zero Shot confermano la tesi. Due startup, due applicazioni concrete dell'AI applicata all'industria.
Worktrace AI: scoprire cosa automatizzare prima di automatizzare
Il primo investimento è Worktrace AI, startup che ha chiuso un seed da 10 milioni di dollari. Il suo prodotto non automatizza direttamente i processi — li analizza per identificare dove l'automazione ha il massimo potenziale di ritorno.
Il software di Worktrace mappa i flussi di lavoro aziendali, individua i colli di bottiglia e classifica le attività ripetitive per impatto economico potenziale. È un approccio che inverte la logica tradizionale: prima la diagnosi, poi la soluzione. Questo riduce drasticamente il rischio di implementare automazioni costose nei posti sbagliati.
Foundry Robotics: robot industriali che si adattano
Il secondo investimento è Foundry Robotics, con un seed da 13,5 milioni di dollari. La startup sviluppa sistemi di robotica industriale che utilizzano modelli AI per rendere i robot di fabbrica più adattabili e più facili da riprogrammare senza competenze specialistiche.
Come riportato da TechCrunch, l'obiettivo è abbassare la barriera di accesso alla robotica avanzata per le aziende manifatturiere di medie dimensioni — esattamente il segmento che costituisce il cuore del tessuto industriale italiano.
Cosa significa per le aziende B2B in Italia
Il focus di Zero Shot su automazione B2B e robotica industriale non è un evento lontano. È un indicatore strategico diretto per le imprese italiane.
Le aziende italiane rappresentano il cuore del manifatturiero europeo. Il fatto che il "denaro intelligente" di ex OpenAI punti esattamente su automazione dei processi e robotica industriale indica dove si concentrerà l'innovazione nei prossimi 3-5 anni. Chi adotta prima, costruisce un vantaggio competitivo strutturale. Chi aspetta, recupera a costi più alti.
1. Priorità all'automazione con ROI misurabile
Le startup finanziate da Zero Shot dimostrano che il mercato premia soluzioni pragmatiche. Per una PMI italiana, questo significa che non servono progetti AI da laboratorio. Il valore si trova nell'ottimizzazione dei processi esistenti:
- Gestione e qualificazione dei lead commerciali
- Automazione del supporto clienti con Large Language Models
- Pianificazione della produzione con modelli predittivi
- Gestione degli ordini e della supply chain
L'obiettivo è liberare risorse umane per attività ad alto valore aggiunto, riducendo il costo operativo delle attività ripetitive.
2. Conformità all'AI Act Europeo come vantaggio competitivo
L'AI Act dell'Unione Europea definisce requisiti precisi per l'uso dell'AI in contesti ad alto rischio — inclusi automazione industriale e gestione delle risorse umane. Le aziende italiane che adottano queste tecnologie devono garantire trasparenza algoritmica, governance dei dati e audit trail.
Scegliere soluzioni progettate con robustezza e affidabilità come criteri primari — esattamente il filtro che Zero Shot applica ai propri investimenti — diventa un vantaggio competitivo diretto nella gestione del rischio normativo.
3. Scegliere un partner strategico, non un fornitore di software
La filosofia di Zero Shot — esperti che guidano gli investimenti con comprensione profonda della tecnologia — è speculare a ciò che le aziende dovrebbero cercare in un partner per l'innovazione AI. Acquistare un software non è sufficiente. Serve una guida che capisca sia l'architettura tecnologica sia i meccanismi del business.
In Datazen adottiamo lo stesso approccio: partiamo dall'analisi dei processi per identificare le opportunità di automazione con il più alto impatto, e ogni progetto AI è legato a un obiettivo di business misurabile prima ancora di scrivere una riga di codice.
Conclusione
Zero Shot non è solo un nuovo fondo VC. È la conferma che i professionisti con la comprensione più profonda dell'AI — quelli che l'hanno costruita — stanno scommettendo sull'applicazione pratica, non sulla ricerca speculativa. Automazione dei processi aziendali e robotica industriale sono le aree dove si concentrerà l'innovazione nei prossimi anni.
Per le aziende italiane, la domanda non è più "se" adottare l'AI, ma "dove iniziare" per massimizzare il ritorno sull'investimento. La risposta di Zero Shot — e la nostra — è sempre la stessa: dall'analisi dei processi esistenti.
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